Rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia
Negli ultimi anni si è registrato un netto incremento nel ricorso delle banche italiane meno significative (Less Significant Institutions, LSI) all’utilizzo di piattaforme online per la raccolta di depositi (Online Deposit Platforms, ODP). Queste piattaforme, operanti in regime di libera prestazione di servizi, permettono infatti di acquisire depositi da altri paesi europei.
A dicembre dell’anno scorso, 30 istituzioni LSI avevano raccolto complessivamente 11,5 miliardi di euro attraverso tale strumento, rappresentando circa il 10% della loro raccolta complessiva e il 5% dell’intero approvvigionamento delle LSI. Questo dato emerge da un approfondimento incluso nell’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato dalla Banca d’Italia.
Una rilevazione specifica condotta dalla Banca d’Italia nel corso del 2025 ha evidenziato come i depositi acquisiti tramite ODP risultino fortemente concentrati: le prime cinque LSI detengono circa tre quarti dell’importo complessivo. Si tratta principalmente di banche prive di una rete fisica di sportelli. Tra le banche maggiormente esposte a questo canale, ossia quelle con una raccolta di almeno 100 milioni di euro attraverso le piattaforme ODP, i depositi costituiscono generalmente meno del 20% della provvista totale.
L’impiego delle ODP offre alle banche l’opportunità di diversificare le fonti di finanziamento e accedere al mercato europeo dei depositi al dettaglio. Tuttavia, questa modalità comporta anche diversi rischi rilevanti. Tra questi si segnalano:
a) Rischi strategici, particolarmente rilevanti per le banche che dipendono in misura significativa da queste piattaforme, specialmente se utilizzate per sostenere una rapida crescita dell’attivo o operazioni più rischiose.
b) Rischi operativi e tecnologici associati all’uso delle piattaforme stesse, unitamente a possibili problematiche legate a riciclaggio e finanziamento del terrorismo. Tali rischi possono insorgere in caso di carenze nell’acquisizione delle informazioni necessarie per conoscere la clientela, determinare i profili di rischio e monitorare le transazioni.
c) Rischi di instabilità, poiché questa tipologia di raccolta non si basa su legami commerciali consolidati con la clientela, ma piuttosto su motivazioni puramente legate alla remunerazione. Questo rischio può essere in parte mitigato dal fatto che la raccolta è prevalentemente a termine, non rimborsabile anticipatamente e protetta dal sistema di garanzia dei depositanti.
Nel corso degli anni la Banca d’Italia ha sviluppato prassi di vigilanza volte a rafforzare il presidio dei rischi connessi con l’utilizzo di queste piattaforme, in particolare richiedendo alle banche: (a) la predisposizione di piani pluriennali di liquidità, anche per gestire il disallineamento delle scadenze tra l’attivo e il passivo; (b) la previsione di specifiche analisi delle funzioni di risk management e di compliance, incentrate sui rischi associati alla raccolta ODP e sui presidi organizzativi applicabili; (c) la conduzione di un esercizio di autovalutazione dei rischi di riciclaggio; (d) la trasmissione di informazioni, nell’ambito del monitoraggio periodico condotto dall’Istituto sulla situazione di liquidità delle LSI.
Le evidenze emerse sono state utilizzate nel processo di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory Review and Evaluation Process, SREP) effettuato nel 2025, che ha portato tra l’altro a formulare richieste specifiche alle banche più esposte, tra cui la fissazione di limiti interni al ricorso al canale ODP e una maggiore diversificazione delle fonti di provvista.
Gli approfondimenti sulle ODP si inseriscono in una più ampia riflessione in corso nelle sedi internazionali sugli effetti del crescente sviluppo dei canali di raccolta digitali, nonché sull’adeguatezza delle prassi di vigilanza e delle attuali modalità di calcolo dei requisiti prudenziali sul rischio di liquidità.
Negli ultimi anni, la Banca d’Italia ha perfezionato prassi di vigilanza mirate a rafforzare il controllo sui rischi associati all’impiego di piattaforme digitali. In particolare, è stato richiesto alle banche di implementare diverse misure, tra cui: (a) la redazione di piani di liquidità pluriennali, utili anche per gestire eventuali disallineamenti tra le scadenze dell’attivo e del passivo; (b) lo svolgimento di specifiche analisi delle funzioni di risk management e compliance, con un focus sui rischi legati alla raccolta tramite ODP e sui relativi presidi organizzativi; (c) la realizzazione di esercizi di autovalutazione dei rischi legati al riciclaggio; (d) la fornitura di dati nell’ambito del monitoraggio periodico effettuato dall’Istituto sullo stato di liquidità delle LSI.
Le informazioni ricavate da queste attività sono state integrate nel quadro del processo di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory Review and Evaluation Process, SREP) svolto nel 2025. Questo ha portato a richieste specifiche per le banche con maggiore esposizione, come l’introduzione di limiti interni sull’utilizzo del canale ODP e una spinta verso una più ampia diversificazione nelle fonti di approvvigionamento.
Le indagini legate alle ODP si inseriscono in un contesto più ampio di dibattito a livello internazionale sugli impatti dello sviluppo crescente dei canali digitali di raccolta. In parallelo, viene valutata l’adeguatezza sia delle prassi di vigilanza attuali che dei criteri utilizzati per il calcolo dei requisiti prudenziali relativi al rischio di liquidità.
Giovanni Lombardi Stronati

