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Vino, Forum Wine Monitor Nomisma: 2022 ha retto bene, 2023 incerto

Export record a 8 mld, (+12%), Gdo e Horeca a livelli prepandemici

Milano, 17 gen. (askanews) – Il 2022 del vino italiano si è chiuso con un nuovo record dell’export che ha toccato gli 8 miliardi di euro (+12% sul 2021), e un -6,4% a volume e -1,8% a valori nelle vendite nella Gdo ma con livelli di vendita comunque superiori (sia nei valori che nelle quantità) a quelli pre-pandemici. Una flessione che ha riguardato anche l’ecommerce e i vini bilogici, che è stata compensata dal canale horeca: le stime indicano un ritorno ai livelli del 2019 con un +46,6% sul 2021, spinto da una stagione primaverile-estiva molto lunga e dal gran ritorno dei turisti stranieri nel nostro Paese. Sono alcuni dei dati esposti questa mattina a Bologna durante la nona edizione del Forum Wine Monitor di Nomisma.

“E’ indubbio come sul trend dell’export e delle vendite nel canale Gdo in Italia abbiano pesato diversi fattori come l’inflazione, il cambio euro-dollaro e il rallentamento economico – ha spiegato il responsabile Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini – ma gli stessi andamenti sottendono anche uno spostamento nei consumi del periodo estivo e di inizio autunno verso il fuori-casa, trainati altresì dalla ripresa del turismo dopo gli anni più critici della pandemia”.

Archiviato il 2022, le prospettive di crescita del settore vinicolo per il nuovo anno sono assai incerte a causa dell’ipotizzato rallentamento economico, anche se ultime previsioni del dicembre scorso della Banca d’Italia stimano un Pil a +0,4% sul 2022, rispetto ad una variazione negativa (-0,2%) ipotizzata ad ottobre dal Fondo monetario internazionale. Dunque occhi puntati sulle quotazioni del gas (oggi pari alla metà del picco raggiunto a novembre scorso) e del petrolio, che se dovessero assestarsi dovrebbero portare ad una riduzione dell’inflazione e quindi minori restrizioni nella politica monetaria europea che, unita agli investimenti attuati con le risorse del Pnrr, fornirebbero quello slancio necessario alla ripresa dei consumi, vino compreso. Il tasso di inflazione del vino è comunque circa la metà di quello dei prodotti alimentari.

“La preoccupazione maggiore per il 2023, e penso si sintetizzare il pensiero di molte aziende produttrici, riguarda due aspetti. Il primo è quello dei costi dei materiali di confezionamento e soprattutto dei vetri che continuano ad avere dei trend ascendenti e che minano i margini delle aziende di produzione” ha affermato nel suo intervento Francesca Benini, sales & marketing director del colosso Cantine Riunite & CIV, aggiungendo che “quindi la vera domanda è quanto questi costi, che in qualche modo abbiamo assorbito durante tutto il 2022 decidendo di non riversarlo completamente sul mercato, riusciremo effettivamente a gestire? Questa domanda non va posta solo a noi ma anche ai nostri partner di riferimento: la Gdo in Italia e i nostri principali esportatori sui mercati esteri, ricordando che gli aumenti che ci sono stati sono puramente inflattivi, cioè per cercare di coprire i costi che abbiamo sostenuto durante l’anno”. “La seconda preoccupazione, che può anche essere vissuta a seconda di come la interpretiamo, anche come un’opportunità, è il comportamento di acquisto del consumatore” ha proseguito Benini, sottolineando che “davanti ad un scenario inflattivo, il consumatore è disorientato”. “La crisi finanziaria del 2008-2009 era una crisi che si sapeva essere temporanea, quest’ultima crisi è invece venuta dopo il Covid che ha minato nel consumatore nella sua certezza principale: la salute” ha continuato la manager, evidenziando che “quindi, oltre alla preoccupazione per la salute, oggi è subentrata la preoccupazione per la sicurezza finanziaria”. “Al momento il consumatore mostra due comportamenti dicotomici – ha concluso – negli acquisti manifesta cautela e una forma di ‘discountizzazione’, la propensione cioè ad acquistare prodotti in fascia convenienza, mentre evidenza che non vuole rinunciare ai consumi fuori casa”.

“Il consumatore è profondamente cambiato e ha messo al centro la salute e il benessere, tanto è vero che ci sono dei forti trend salutistici anche nel mondo del vino (bassa gradazione alcolica, organic, vegan friendly, ecc.)” ha proseguito Benini, parlando di “comportamenti trasversali alle diverse fascia di età che pongono grande attenzione al benessere per se stessi e per il pianeta”. “Questo è un trend che avrà sempre maggiore rilevanza – ha concluso – e le aziende o i brand devono cavalcarlo soprattutto sul fronte della comunicazione fin dall’etichetta, richiamando gli elementi ‘sostenibili’, non necessariamente biologici, ma che raccontano un territorio o una filiera sostenibili andando incontro a questa esigenza del consumatore di stare bene con se stesso e con il pianeta”.

Parlando di rallentamento economico, un focus di approfondimento del Forum di Nomisma ha riguardato la Germania, secondo mercato per valore dell’export di vino italiano. “Se è vero, come era presumibile, che i tedeschi ridurranno i consumi di vino a seguito dell’incerta congiuntura economica, è anche vero che questi riguarderanno soprattutto i consumi fuori-casa e toccheranno meno i vini bio e sostenibili” ha spiegato in merito Emanuele Di Faustino, Senior Project Manager Wine Monitor di Nomisma, sottolineando che “anche per quanto riguarda l’origine, saranno soprattutto i francesi a pagare pegno, mentre quelli italiani dovrebbero soffrire meno, al pari dei vini locali”.

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