Milano, 15 mar. (askanews) – Un nuovo nome per Atlantia. La holding controllata dalla famiglia Benetton volta pagina: si chiamerà Mundys. Un rebranding che vuole segnare discontinuità con il passato, dopo un 2022 conclusosi con il delisting da Piazza Affari e un nuovo assetto azionario. L’obiettivo è continuare a crescere, in Italia e all’estero, anche con un piano di investimenti da oltre 10 miliardi di euro, di cui otto andranno a finanziare progetti green per Aeroporti di Roma.

“Atlantia diventa Mundys e non è soltanto un mero cambio di nome”, ha sottolineato il presidente di Mundys, Giampiero Massolo. L’ambizione è “lanciare una grande piattaforma di mobilità integrata e sostenibile che punta sulla internazionalizzazione e sulla tecnologia senza mai dimenticare che il nostro cuore e la nostra mente sono in Italia”.

La parola chiave del grande evento di lancio di Mundys a Milano è stata discontinuità. “La nascita di Mundys è la
conclusione di un anno di lavoro nel quale abbiamo portato avanti un profondo cambiamento e una forte discontinuità dei valori e del business”, ha spiegato il presidente di Edizione, Alessandro Benetton. Una “nuova visione” racchiusa nel nuovo nome della holding che dovrà saper cogliere le rivoluzioni attese dal mondo dell’ingegneria, della robotica e dell’intelligenza artificiale.

In cinque anni Mundys vuole diventare il primo gruppo mondiale delle infrastrutture, scommettendo proprio su innovazione e sostenibilità. “Le grandi priorità che abbiamo, compresa quella dell’emergenza ambientale, devono essere vissute come un’opportunità per disegnare nuovi modelli di business” che saranno sostenuti con il piano di investimenti: “Non c’è altra strada che continuare a investire e pensare che anche i momenti più critici possono essere l’occasione per disegnare modelli più sostenibili”, ha evidenziato il presidente di Edizione.

Per la famiglia Benetton con Mundys si “apre un nuovo capitolo della nostra storia imprenditoriale” e a guidarlo come amministratore delegato sarà un manager già individuato e “presto” nominato, ha assicurato Alessandro Benetton. In un giorno in cui si volta pagina il pensiero corre al Ponte Morandi: “Molte, troppe deleghe erano state date. La discontinuità è immaginarsi che il gruppo di persone che oggi lavoreranno a questo progetto avranno bene a mente che ognuno ha il proprio ruolo”. Quella del Ponte Morandi, ha concluso Benetton, è “una tragedia che per sempre peserà sul cognome della nostra famiglia. Potevamo come azionisti voltarci dall’altra parte, invece cogliamo la sfida di immaginarci un progetto ambizioso”.