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Ufo, donne iraniane e Ucraina nelle opere di Cristiano Pintaldi in mostra

Alla 21Gallery a Treviso

Roma, 1 feb. (askanews) – Dal primo febbraio 21Gallery presenta il lavoro di Cristiano Pintaldi, uno dei più interessanti ed affermati pittori italiani della generazione emersa negli anni ’90, in una mostra a cura dello storico dell’arte Costantino D’Orazio. Fin dai suoi esordi, l’artista affascina il pubblico per la sua straordinaria tecnica, grazie alla quale riesce a riprodurre qualsiasi immagine e colore, utilizzando soltanto tinte di rosso, verde e blu, disposte in milioni di pixel sulla tela. Riproducendo a mano la tecnologia che permette alle immagini di comparire su uno schermo televisivo, Pintaldi realizza dipinti unici ed inimitabili che hanno fatto il giro del mondo e sono stati esposti in musei come il MAXXI – che possiede una sua opera nella collezione permanente – il MACRO o la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Le sue opere sono state acquisite nelle collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli (Torino), del MART, nella collezione VAF – Stiftung (Trento), del CAMeC Centro d’Arte Moderna e Contemporanea di La Spezia e sono state esposte su palcoscenici internazionali da Singapore a Londra, fino ad uno degli eventi collaterali della Biennale di Venezia.

Il mondo di Pintaldi nasce e si muove intorno alla televisione e alle immagini che film, serie o notiziari internazionali hanno trasformato in icone. Molto prima dell’esplosione dei social network e del fenomeno delle fake news, l’artista ha iniziato ad esplorare il processo che fa di una notizia o di una storia un pezzo di memoria collettiva, anche se in pochissimi hanno potuto osservarla dal vero. In particolare, il fenomeno degli avvistamenti di UFO affascina da sempre l’artista, fino a diventare un motivo ricorrente nel suo lavoro. Nei suoi quadri compaiono volti noti dei film del passato, ma anche frame tratti dalle serie globali come La Casa di Carta o Squid Game, dove ogni volta lo spettatore si ritrova in dialogo diretto, coinvolto nella scena, che compare soltanto se osserva il dipinto ad una certa distanza. Sorprendente è l’esperienza nella quale la combinazione di pixel rossi, verdi e blu produce un’immagine in bianco e nero.

Quello che differenzia il mio lavoro da quello di altri artisti – afferma Pintaldi – è il modus operandi: il colore scelto, il colore finale che percepisce l’osservatore nel dipinto è invisibile a me durante il processo. È il risultato di una combinazione di tre colori stesi sulla tela in momenti diversi, sistemati uno vicino all’altro e mai mescolati; il “pennello” è guidato solo dal mio istinto.

La natura delle nostre percezioni, il sottile, ineffabile, confine tra realtà e sogno, il rapporto tra anima e natura, verità e illusione, intuizione e progetto: sono temi che già interrogavano i filosofi greci e hanno acceso dibattiti per millenni. Per questo, possiamo dire che il lavoro di Pintaldi costituisce una tappa all’interno del percorso filosofico universale, un punto di vista che non teme di prendere posizione nella secolare investigazione che cerca di assegnare all’essere umano un posto nel mondo. (Costantino D’Orazio, dal testo in catalogo).

Il fulmine che ha colpito il crocifisso sulla cupola di San Pietro durante un temporale alle 17.56 dell’11 febbraio 2013, il giorno in cui Benedetto XVI annunciò le proprie dimissioni; l’attimo in cui un UFO compare accanto al vulcano Sakurajima, in Costa Rica, mentre erutta; ma anche il momento dell’impatto tra il Boeing 737 della United Airlines e una delle Twin Towers: sono istanti radicati nella nostra anima, che Pintaldi estrae per costringerci a non nasconderli nel cantone più recondito della nostra coscienza, dove non possono fare male a nessuno. Sono quadri che scavano nella storia e non temono di mostrare quelle paure che da molti anni il mondo cerca di rimuovere o minimizzare.

Sono scene che la maggior parte di noi, ma soprattutto l’artista, ha visto soltanto attraverso lo schermo o una proiezione; eppure le avvertiamo concrete e reali, perché a loro sono legate emozioni forti e reazioni individuali, proprio come se le avessimo vissute dal vero.

“I miei lavori rappresentano momenti sospesi, fermi nel tempo.” 21GALLERY 21Gallery si trova nel cuore del TAD (Treviso Arts District) a Villorba (TV): è una galleria dedicata all’arte contemporanea con il suo focus nei confronti di artisti emergenti. Si forma dall’incontro di idee di tre grandi imprenditori impegnati in settori diversi, Alessandro Benetton, Massimiliano Mucciaccia e Davide Vanin, ed è parte della struttura di 1.500 mq che coinvolge professionisti selezionati e aziende di eccellenza nei settori delle arti visive, del food & beverage e del design. A consolidare e massimizzare questa qualitß è stato scelto un autorevole board scientifico, composto da Cesare Biasini Selvaggi, curatore e manager culturale; Luca Boriello, direttore ricerca INWARD Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana e coordinatore scientifico di Inopinatum Centro Studi sulla Creatività Urbana-Università Suor Orsola Benincasa di Napoli; Alberto Castelvecchi, già fondatore dell’omonima casa editrice specializzata in nuove tendenze, culture giovanili e fenomeni emergenti, oggi docente di public speaking presso l’università Luiss Guido Carli; David Alan Chipperfield, fondatore di Davide Chipperfield Architects di Londra; Ernesto Fürstenberg Fassio, manager, amministratore delegato de La Scogliera S.p.a. e Presidente di Banca IFIS.

21Gallery, valorizzando i più giovani talenti nel campo delle arti visive, punta a sostenere cause benefiche e a creare un impatto positivo sul territorio.

CRISTIANO PINTALDI Nasce nel 1970 a Roma. Vive e lavora a Roma. Cresciuto in una famiglia di pubblicitari appassionati d’arte, dal 1991 ha cominciato a usare solo i tre colori primari, rosso, verde e blu, su uno sfondo nero, accostandoli nello stesso modo in cui i pixel si dispongono per dare vita all’immagine sullo schermo televisivo. I soggetti scelti – che sono tratti dalla cultura popolare, dai programmi televisivi, dai cartoni animati, dai film cult di fantascienza e dai film di Kubrick – sono così scomposti in pixel, che però sono, di fatto, creati dall’artista con una mascherina di un centimetro quadrato che comprende al suo interno tre segni paralleli verticali dei tre colori. Pintaldi applica numerosi strati di pittura con l’aerografo, lavorando su tre continua a leggere sul sito di riferimento