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Ue, Uil: Italia, ancora 30 mld da spendere fondi strutturali 2014-20

A fine 2022 rendicontato a Bruxelles il 54% del totale delle risorse

Roma, 16 gen. (askanews) – Al 31 dicembre 2022 il nostro Paese ha certificato alla Commissione Europea una spesa pari a 35 miliardi di euro, il 54% del totale delle risorse assegnate per il periodo 2014-2020 (circa 64,9 miliardi di euro dopo la riprogrammazione di React-Eu). Questo significa che, seppur tutti e 51 i programmi hanno superato il “target di spesa” per il 2022, entro la fine del 2023, quando si chiuderà definitivamente questo ciclo di programmazione, restano da spendere complessivamente ancora 29,9 miliardi di euro. È quanto emerge da un’elaborazione della Uil Servizio Politiche del Lavoro, Coesione e Territorio, sul monitoraggio della spesa rendicontata dei Fondi Strutturali Europei e di Investimento Europei per il 2014-2020 analizzando i dati che si riferiscono al Fondo Sociale Europeo (Fse) e al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (Fesr).

“Una roba da far tremare i polsi”, ha commentato il segretario confederale della Uil, Ivana Veronese.

A livello di singoli fondi, il Fesr – che finanzia interventi volti ad aiuti diretti agli investimenti nelle imprese, ai settori della ricerca e dell’innovazione, delle telecomunicazioni, dell’ambiente, dell’energia e dei trasporti – presenta una performance di spesa pari a 14,5 miliardi di euro, il 56,8% del totale.

Mentre il Fse – che finanzia interventi per l’occupazione, inclusione, istruzione e formazione – presenta un certificato di spesa pari a 9,8 miliardi di euro il 46,5% del totale. A livello regionale, la Puglia ha rendicontato il 94,9% del totale assegnato delle risorse Fse e Fesr, il Friuli Venezia Giulia l’87,3%, la Toscana il 78,8%, l’Emilia Romagna il 77,3%, la provincia autonoma di Bolzano il 76,8%.

Molto più indietro nella spesa le Marche, dove è stato rendicontato il 55% del totale delle risorse assegnate, la Campania con una spesa certificata del 56,6%, l’Umbria e la Sicilia (57,2%), l’Abruzzo (57,9%).

Non va meglio se si analizzano i programmi operativi nazionali (Pon) a titolarità ministeriale: se si escludono due programmi (Iniziativa Pmi e Cultura e sviluppo), tutti gli altri hanno una performance di spesa al di sotto della media nazionale.

Il programma Sistemi politiche attive per l’occupazione presenta un livello di spesa certificato pari al 13,2%; il programma Città metropolitane il 26%; Infrastrutture e reti il 41,4%; il programma per la Scuola il 43,3%; Inclusione il 48,2%; Imprese e competitività il 50,9%; Legalità il 51,3%.

“Se è vero che tutti i programmi operativi (Por e Pon), quest’anno non sono incorsi nel disimpegno automatico delle risorse – ha osservato Veronese – è altrettanto vero, però, che siamo di fronte a un’attività di spesa che procede troppo lentamente e di questo siamo preoccupati. Tralasciando per un attimo i ‘numeri’, il giudizio deve riguardare, anche e soprattutto, la qualità della spesa. La logica dello ‘spendere tanto per spendere’ non porta a miglioramenti strutturali. Ribadiamo, inoltre, la necessità di concentrare le risorse su pochi obiettivi e, soprattutto, sul lavoro di qualità per giovani e donne. È, quindi, più che mai urgente che il ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr dia seguito all’incontro avuto nel mese di novembre e riconvochi urgentemente le parti sociali per prendere i giusti provvedimenti per accelerare la spesa”.

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