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Ucraina, dopo le accuse di corruzione la “purga” di Zelensky

Rimossi quattro viceministri e cinque governatori

Roma, 24 gen. (askanews) – Dopo lo scandalo delle presunte tangenti sulle forniture all’esercito, il governo ucraino ha avviato una “purga” delle alte sfere costato l’incarico a diversi viceministri e governatori.

Un terremoto politico definito una risposta alla “richiesta fondamentale dell’opinione pubblica di una giustizia uguale per tutti”, come ha dichiarato il consigliere presidenziale ucraino, Mykhailo Podolyak: “Le decisioni del presidente Zelensky testimoniano quali siano le priorità dello Stato”, ha concluso Podolyak.

La prima testa a rotolare è stata quella del consigliere presidenziale Kyrylo Tymoshenko, ufficialmente su sua stessa richiesta; successivamente è toccato al viceprocuratore generale, Oleksiy Symonenko, e a due viceministri dello Sviluppo dei territori, Vyacheslav Negoda e Ivan Lukerya.

Le dimissioni più rilevanti sono tuttavia quelle del viceministro della Difesa, il quale ha spiegato di aver abbandonato la carica a causa delle “accuse dei media” di corruzione ritenute “infondate”; Shapolavov era infatti incaricato di sovrintendere alle forniture di equipaggiamento e alimentari destinate alle truppe ucraine.

La caduta del viceministro è costato il posto anche a cinque governatori regionali ritenuti vicini a Soapolavov: si tratta di Valentyn Reznichenko (Dnipropetrovsk), Oleksandra Starukha (Zaporizhzhia), Oleksiy Kuleba (Kyiv), Dymtro Zhivytskyi (Sumy) e Yaroslav Yanushevich (Kherson).

Lo scandalo era scoppiato sabato scorso con l’arresto del viceministro delle Infrastrutture, Vasyl Lozynskiy, sotto incheista dal settembre scorso e accusato di aver acquistato derrate alimentari per le forze armate a un prezzo doppio o triplo rispetto a quelli di mercato.

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