Vernon (Parigi), 17 nov. (askanews) – Nello storico stabilimento di ArianeGroup, a Vernon, un centinaio di chilometri da Parigi, si lavora a ritmo serrato per portare a regime la produzione dei motori del razzo Ariane 6, il successore di Ariane 5 (che ha lanciato il telescopio James Webb nello spazio), la nuova ammiraglia europea per il trasporto spaziale, previsto – come annunciato dall’Esa – nell’autunno 2023. E il cui costo di produzione è ridotto del 50% rispetto al predecessore.
Costruito nel 1949, all’indomani della seconda guerra mondiale, lo stabilimento di Vernon è un centro d’eccellenza dell’ingegneria aerospaziale. Askanews ha visitato lo stabilimento dove si affina il motore di Ariane 6, programma dell’Agenzia Spaziale Europea, di cui ArianeGroup è responsabile dello sviluppo e produzione con i suoi partner industriali (oltre 600 aziende di 13 Paesi europei). Il motore è il Vulcain 2.1, ultimissimo gioiello di ArianeGroup; un motore criogenico che fornisce una spinta di 1.370 chilo Newton, che funziona per 468 secondi, durante i quali brucia 150 tonnellate di idrogeno e ossigeno liquidi. Vulcain 2.1 viene montato sul corpo principale, comune ad Ariane 62 e Ariane 64, la versione con due o quattro booster laterali, i motori a propellente solido che forniscono la spinta iniziale, prodotti in cooperazione con Avio.

Robot ergonomici, motore posizionato in orizzontale, un ciclo di montaggio innovativo, pulizia a laser. Ariane 6, non ancora partito, è già stato venduto in 29 commesse; di queste 18 (tutti Ariane 64) sono state acquistate da Amazon, per il programma Kuiper che vuole mandare in orbita più di 3.200 satelliti per realizzare una sua costellazione orbitale. “Quando accendi un Ariane 6 arrivi a delle temperature più alte del magma”, ripetono dallo stabilimento ArianeGroup a Vernon. “Con Ariane 6 abbiamo cambiato tutte le tecniche industriali, rispetto ad Ariane 5”, proseguono gli ingegneri del gruppo. “Parliamo di una industria 4.0”.

Realizzato, in buona parte, in compositi leggeri in fibra di carbonio, Ariane 6 aumenta – rispetto alla precedente Ariane 5 – la flessibilità di utilizzo verso un più ampio ventaglio di missioni, grazie a tre caratteristiche: una maggiore capacità di carico, un secondo stadio innovativo con motore riaccendibile (il Vinci), un’unità di potenza ausiliaria che permette di rilasciare carichi su orbite diverse e di deorbitare lo stadio. E’ proprio questa caratterstica a rendere Ariane6 il lanciatore perfetto per la messa in orbita delle costellazioni.

Ma già, qui a Vernon e non solo, si pensa al futuro. Parliamo di Prometheus, il motore del prossimo lanciatore. Grazie a un contratto di ArianeGroup con l’Agenzia Spaziale Europea del valore di 135 milioni di euro, si è avviato il progetto di sviluppo di Prometheus, grazie al quale si potrà migliorare ancora la competitività dei lanciatori europei.
“Bisogna sempre pensare al modello successivo”, proseguono da ArianeGroup. Prometheus è un dimostratore di motore a razzo riutilizzabile a bassissimo costo, alimentato a metano o idrogeno liquido. È altamente versatile e quindi adatto per l’uso dei futuri veicoli di lancio europei. “Abbiamo benefici fortissimi in termini di costo – proseguono da Vernon – possiamo arrivare a una riduzione dei costi di dieci volte rispetto al motore Vulcain”. In pratica, un Vulcain di vecchia generazione (montato su Ariane5) costa 10 milioni di euro, un Vulcain 2.1 ne costa 5,5, mentre il Prometheus si aggirerà intorno a un milione di euro. Prometheus utilizzerà l’intelligenza artificiale e un sistema di Health Monitoring che permette in qualsiasi momento di avviare una diagnosi sul funzionamento del motore.

La famiglia di dimostratori Prometheus beneficia ampiamente delle ultime tecnologie in termini di fabbricazione additiva, le cui parti costituiranno il 70% della massa totale del motore. Tutti i componenti sono stampati in 3D nel sito di Vernon, tranne la camera di combustione, realizzata sempre in 3D nello stabilimento di Ottobrunn, in Germania. “Grazie a questa tecnica tridimensionale si riducono i tempi e la complessità di oltre dieci volte”, spiega l’ingegner Carlo Renna, responsabile Montaggio Motori a Vernon.

Nella sede francese, dunque, si produce e si collauda il Vulcain 2.1, si sviluppa il Prometheus e si testa il programma Themis, il progetto di Esa realizzato da ArianeGroup per uno stadio riutilizzabile, che equipaggerà le future famiglie di lanciatori. I primi test di volo sono previsti in Svezia nel 2023.

Poco distante da Vernon c’è la sede principale, il vero e proprio centro operativo di ArianeGroup. È quella a Les Mureaux. Ad accogliere il visitatore un grande pannello con la scritta “Ariane 6: for all Missions, to all orbits”. È qui che si producono i serbatoi dell’idrogeno e dell’ossigeno liquidi, e tutti gli altri componenti che, assemblati insieme al motore Vulcain 2.1, costituiscono il primo stadio di Ariane 6. Tra le innovazioni tecnologiche colpisce la pulizia dei serbatoi con tecniche laser per rimuovere velocemente e minuziosamente le impurità che si possono depositare durante le fasi di lavorazione.

Lo sviluppo di Ariane 6 e le sue rampe di lancio costano oltre 4 miliardi di euro. Una cifra che potrebbe sembrare eccessiva, se non fosse per il fatto che il “ritorno” per i cittadini – in termini di sviluppo scientifico e innovazione tecnologica – è molto superiore. In Francia si stima che per ogni euro investito nel settore, il ritorno economico sia di circa 20 volte tanto.

ArianeGroup è capo commessa per i sistemi di lancio spaziali civili e militari. È responsabile della progettazione, produzione, integrazione e preparazione al volo dei lanciatori europei Ariane 5 e 6, commercializzati e gestiti dalla sua controllata Arianespace. È anche responsabile della progettazione, produzione, integrazione e manutenzione operativa dei missili per la forza di deterrenza oceanica francese, gli M51.

(di Serena Sartini)