Milano, 18 nov. (askanews) – Dopo 50 giorni, 457 domande raccolte attraverso diversi canali e 3.066 presenze registrate si è chiuso a Milano il dibattito pubblico sul nuovo stadio di San Siro e l’area circostante, ma per il sindaco, Giuseppe Sala, si apre una fase delicata che vede otto consiglieri di maggioranza contrari al progetto proposto da Inter e Milan, più uno della minoranza, su un totale di 48. Oggi la relazione finale del dibattito è stata inviata alla commissione nazionale e al Comune che, come ente aggiudicatore della proposta di intervento, avrà 60 giorni per presentare il proprio dossier conclusivo in cui evidenzierà la volontà o meno di realizzare il progetto da 1,3 miliardi di investimento, le eventuali modifiche e le ragioni che lo avranno eventualmente indotto a non accogliere alcune proposte.

“Noi chiederemo di votare in Consiglio subito, appena la Giunta avrà fatto la sua delibera voteremo su quella, di certo non fra un anno” ha attaccato subito Carlo Monguzzi, consigliere comunale di Europa Verde e capofila dei dissidenti. “Siamo crescendo tanto perché con le sciocchezze fatte in questi giorni la consapevolezza dei consiglieri aumenta” ha aggiunto, precisando che qualora il sindaco pensasse di andare avanti con i voti della minoranza si aprirebbe “un problema politico enorme, però noi di Beppe ci fidiamo, è una persona intelligente, non farà mai una cosa simile”.

La soluzione, per i consiglieri contrari all’abbattimento del Meazza, è quella di ristrutturarlo, anche se i club, si legge nella relazione, “l’ipotesi di ristrutturazione e rifunzionalizzazione dell’attuale impianto è stata valutata nelle varie fasi di progettazione e scartata”. D’altra parte, se Palazzo Marino chiudesse loro la porta in faccia, c’è sempre il rischio per il Comune, proprietario del Meazza e dell’area limitrofa sulla quale dovrebbe essere costruito il nuovo impianto, che le squadre voltino le spalle e si costruiscano il nuovo stadio nell’hinterland, ad esempio a Sesto San Giovanni. “Voglio vederli, è una cosa in cui neanche loro credono quando la dicono” ha replicato Monguzzi.

Tra i promotori della ristrutturazione c’è anche Alessandro Giungi, consigliere del Pd, che però si sente perfettamente “in coerenza con la mia maggioranza” nonostante questa sua posizione: “Per me è una questione di merito, non politica. I numeri della maggioranza sono solidi, è un progetto enorme ma specifico e non sto mettendo in discussione politica del Comune. Il tema è quello dell’interesse pubblico e il dibattito pubblico non mi ha fatto cambiare idea”. Se poi il progetto andasse comunque avanti, ricorda, “abbiamo votato anche altri provvedimenti con i voti della minoranza, io rivendico la mia autonomia di pensiero, non faccio calcoli di alcun tipo e non forzerò mai la mano”.

Di certo “si può contestare il merito della nostra proposta – ha sottolineato l’advisor dei club sul dossier stadio, Giuseppe Bonomi -, ma difficilmente il livello di approfondimento tecnico, dopodiché noi ci siamo messi in una fase di ascolto e tra poco si aprirà un confronto serrato col Comune, sulla base della relazione conclusiva del dibattito pubblico, che dovrà sfociare nelle determinazioni conclusive del Comune il più in fretta possibile”. Il primo incontro con il Consiglio comunale è atteso già la prossima settimana e se c’è una cosa che il dibattito ha fatto emergere con chiarezza, ha detto il coordinatore Andra Pillon, è il riconoscimento generale della necessità dei club di intervenire per avere uno stadio al passo coi tempi con “funzioni diverse da quelle dell’attuale impianto” e di riqualificare l’area circostante, anche se poi “ci si divide sulle soluzioni”, cioè tra abbattimento e ristrutturazione.