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I ragazzi fragili e i pericoli del web

Morire giocando o forse giocare per morire. Non è un doppio senso o una suggestione shakespeariana, ma uno di quei fatti di cronaca nera che non vorremmo mai apprendere. Teenagers morti suicidi per un assurdo “esperimento” visto in rete che diventa fatale, che sfugge al controllo e si conclude con un folle spettacolo di morte. Lo abbiamo visto al cinema tante volte in film impensabili come Saw-L’enigmista o Flatliners-Linea mortale in cui un gruppo di studenti di medicina interrompono il proprio cuore per qualche istante così da vivere un’esperienza di pre-morte. Ma nella vita quotidiana la realtà sembra aver superato l’immaginazione, e i protagonisti, ragazzi comuni, conducono esistenze lineari fino a che un tragico evento profila scenari allarmanti.
Alla periferia di Milano Igor Maj, 14 anni, era uno sportivo che la vita amava “scalarla”, perché nel suo sport preferito (il free climbing) ci si arrampica a mani nude in salita su pareti rocciose. E’ stato trovato morto, soffocato dalla stessa corda usata per le arrampicate. Il suo computer ha rivelato una verità sconcertante in cui la rete ancora una volta funge da amplificatore incontrollabile di esperienze e ricerche estreme. Li chiamano “Challenge”, giochi nel senso distopico del termine, in cui sprezzo della vita e incapacità di percezione dei rischi concreti sono il viatico per epiloghi drammatici. Dal Black-Out challenge alla Blue Whale, il comune denominatore è lo stesso: cimentarsi in prove che conducono alla morte. Proprio come nei più disparati videogame in cui , persa una partita e morto un giocatore, si può comprare una nuova identità e ricominciare il match. Peccato che  nell’atto di privarsi dell’ossigeno fino a svenire, o tagliarsi per puro autolesionismo come nel caso della Blue Whale, il confine tra attività ludiche e percezione della morte è completamente saltato.
Igor è solo l’ultimo caso di adolescente rivelatosi fragile e privo di strumenti di difesa di fronte alla pericolosità di Internet. E mentre la polizia postale, argine alla deriva della circolazione in rete di contenuti pericolosi, ha oscurato 15 video caricati su YouTube, ci si interroga su una questione di difficile risoluzione. Come preservare i più indifesi dalla pericolosità e  dalla violenza insensata che dilaga incontrollata sul web , è il tema da affrontare con chi è delegato a svolgere un ruolo educativo. Scuola, famiglia e figure di supporto psicologico devono agire in sinergia per spiegare agli adulti di domani che non è possibile impedire e veicolare tutto quello che finisce nel buco nero telematico. Ma imparare a riconoscere ciò che non andrebbe mai emulato e spegnere magari all’occorrenza il computer è l’obiettivo preciso che dobbiamo prefiggerci tutti noi moderni internauti. 

Marita Langella