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Oxfam: spesa militare alle stelle, guadagni record per mercanti d’armi

Italia al sesto posto tra gli esportatori

Roma, 24 mag. (askanews) – La spesa militare globale nel 2022 ha toccato la cifra record di 2.200 miliardi di dollari, sufficienti a coprire oltre 42 volte gli aiuti richiesti dalle Nazioni Unite per fronteggiare le più gravi crisi umanitarie nel mondo (pari a 51,7 miliardi di dollari) e 11 volte l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo globale (pari a 206 miliardi di dollari).

È l’allarme lanciato da Oxfam, in occasione della riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che fino a domani discuterà di strategie utili a garantire la sicurezza dei civili nei Paesi in guerra. L’appello urgente è che si adottino politiche per salvare la vita di milioni di persone intrappolate in zone di conflitto, agendo concretamente contro il moltiplicarsi di guerre e la proliferazione di armi.

Secondo le stime, infatti, dal 2018 al 2022 la sola spesa mondiale per l’importazione di armi è stata in media pari a 112 miliardi di dollari all’anno, mentre ogni giorno 9 mila persone sono morte per fame a causa principalmente degli effetti prodotti dai conflitti in corso.

I primi cinque Paesi al mondo per export di armi sono Stati Uniti, Russia, Francia, Cina e Germania. Da soli sono responsabili dei tre quarti del commercio globale e secondo le stime hanno complessivamente guadagnato 85 miliardi di dollari all’anno negli ultimi 4 anni. L’Italia non è stata da meno, attestandosi sesta tra i grandi esportatori, con il 3,8% del commercio mondiale nello stesso periodo, alle spalle della Germania responsabile del 4,2% delle esportazioni globali.

4 SU 5 DEI MAGGIORI ESPORTATORI DI ARMI AL MONDO SIEDONO NEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU

“Paradossalmente quattro dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza sono in cima alla vendita globale di armi che alimentano guerre in tutto il mondo. – ha detto Francesco Petrelli, policy advisor di Oxfam Italia sulla sicurezza alimentare – Le armi che vengono vendute, non solo sono responsabili della morte di civili innocenti, ma contribuiscono a ridurre alla fame chi sopravvive”.

Il BOOM DELL’EXPORT DI ARMI: + 4,8% NEGLI ULTIMI 4 ANNI

Le esportazioni globali dei principali sistemi d’arma convenzionali nei quattro anni presi in esame sono aumentate del 4,8% rispetto al decennio precedente, mentre nel 2022 quasi 48.000 civili sono stati uccisi a causa dei conflitti armati, che sono arrivati a causare lo sfollamento forzato di quasi 90 milioni di persone nel mondo.

“Numeri spaventosi, ma è solo la punta dell’iceberg. – aggiunge Petrelli – I signori della guerra e le milizie al soldo del miglior offerente, stanno realizzando miliardi di dollari di profitti grazie al traffico illegale di armi leggere che alimentano i conflitti in Somalia e Sud Sudan”.

Solo l’anno scorso i conflitti in corso nel mondo sono stati un fattore fondamentale che ha portato alla fame estrema 117 milioni di persone in 19 paesi. Intere popolazioni, che spesso vivono nei paesi più poveri e vulnerabili del pianeta, si ritrovano minacciate dalla guerra che si aggiunge alla crisi climatica e alla recessione economica.

IN AFRICA SALGONO LE SPESE MILITARI E CROLLANO GLI INVESTIMENTI IN AGRICOLTURA

Nell’Africa subsahariana l’anno scorso i governi hanno speso 19 miliardi di dollari per le forze armate, mentre per sostenere l’agricoltura si è tornati ai livelli di oltre 20 anni fa. Solo 38 su 54 paesi africani hanno rispettato l’impegno preso nella Conferenza di Malabo nel 2014 di investire almeno il 10% del proprio bilancio nazionale in agricoltura. Al contrario in paesi attraversati da sanguinosi conflitti, come il Sud Sudan, la spesa militare l’anno scorso è aumentata di oltre il 50% rispetto al 2021, mentre 7,7 milioni di persone (il 63% della popolazione) si trovano oggi sull’orlo della carestia. Ciò ha causato l’aumento esponenziale dei matrimoni infantili, impedendo a bambini e ragazzi di studiare, avere un futuro degno di questo nome. Qui poi è sempre più difficile portare aiuti alla popolazione a causa degli scontri, con l’accesso al cibo che viene usato come arma per ottenere vantaggi politici dalle parti in conflitto.

L’APPELLO AI LEADER MONDIALI

“Le grandi potenze mondiali, riunite al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dovrebbero anteporre la pace al profitto, l’accesso al cibo alla fornitura di armi. Ne saranno in grado? – conclude Petrelli – Come più volte ha ricordato Papa Francesco ‘viviamo in una terza guerra mondiale combattuta a pezzi’. Una spirale di violenza e disumanità che deve essere interrotta prima che per molti sia troppo tardi”.

Sulla base dei dati relativi al 2019-2020 il SIPRI stima che le esportazioni annuali di armi ammontino a 112 miliardi di dollari, e osserva che la cifra è probabilmente più alta. Per info si veda il database SIPRI

Tra il 2018 e il 2022 i primi 5 paesi al mondo per esportazioni di armi sono stati gli USA con il 40% del totale globale, la Russia con il 16%, la Francia con l’11%, la Cina con il 5,2% e la Germania con il 4,2%. I dati sono tratti dal report SIPRI “Trends in International Arms Transfers, 2022”. I dati sui livelli di fame (secondo il modello Integrated Food Security Phase Classification) causata da conflitti sono tratti dal Global Report on Food Crises 2023. I calcoli sul numero di decessi giornalieri attribuibili alla fame causata da conflitti (con popolazioni colpite da un livello di insicurezza alimentare IPC 3), sono stati elaborati utilizzando la versione 3.1 del Manuale tecnico IPC. Poiché i dati non sono disaggregati in IPC 3, 4 e 5, la stima è conservativa. In contesti colpiti da livelli di crisi alimentare IPC 3, i tassi di mortalità giornaliera grezzi sono 0,5-0,99 per 10.000 abitanti, a cui è stato sottratto uno 0,22 da ciascun estremo dell’intervallo per tenere conto delle “morti normali” sulla base dei dati della Banca Mondiale. Pertanto, i decessi giornalieri attribuibili all’insicurezza alimentare acuta (IPC 3), per le 117 milioni di persone colpite in 19 Paesi in cui il conflitto è il principale motore della fame (secondo il GRFC 2023), sarebbero tra 3.276 continua a leggere sul sito di riferimento