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L’industria dei surgelati ha ridotto del 10% la CO2 in 3 anni

Primo Report ambientale Iias: consumi di acqua -4% e di energia -2%

Milano, 15 nov. (askanews) – L’industria degli alimenti surgelati nell’ultimo trienno 2019-2021 è riuscita a ridurre del 2% l’utilizzo di energia elettrica e termica, per un risparmio complessivo di 19 mila megawattora pari al fabbisogno annuo di più di 8.500 famiglie di una o due persone, a valle del quale c’è stata una riduzione del 10% della CO2 equivalente emessa, per un totale di 31.400 tonnellate risparmiate pari a più di 350.000 auto che percorrono la tratta Milano-Roma. Inoltre c’è stato anche un taglio del 4% dei consumi di acqua pari a 284mila metri cubi risparmiati. A fotografare per la prima volta l’impatto ambientale del comparto è il Report ambientale realizzato dall’Istituto italiano alimenti surgelati insieme a Perfect Food (società di consulenza specializzata nell’ambito della sostenibilità, con competenze focalizzate sui temi del food), ora dss+. Lo studio ha raccolto i dati di 13 stabilimenti che rappresentano circa l’80% del consumo annuo di surgelati in Italia nell’arco del triennio 2019-2021, triennio in cui nel nostro Paese complice l’effetto boost della pandemia i consumi di cibi frozen sono cresciuti più del 10%.

“Il comparto dei surgelati ha raggiunto negli anni risultati decisamente virtuosi in tema di sostenibilità ambientale – ha detto Giorgio Donegani, presidente Iias – Ed è importante sottolineare che tutto questo è avvenuto anche a fronte di una produzione in significativo aumento per la crescita dei consumi di questi prodotti”. “A fronte dell’aumento dei consumi, gli impatti ambientali per tonnellata di prodotto si sono ridotti – ha detto Massimo Marino, fondatore di Perfect Food Consulting ora dss+ – le aziende del comparto hanno lavorato sia sul come si riduce il consumo per tonnellata di prodotto sia su come avere un consumo più sostenibile, per esempio con fonti di energia che riducono impatto per chilowattora. Queste due azioni consentono all’industria di essere un po’ più sostenibile di prima”.

Nel primo caso hanno lavorato sull’efficienza dei processi e sull’uso di tecnologie innovative, nel secondo, sull’auto-produzione dell’energia, sulla progressiva conversione con l’acquisto di sole fonti rinnovabili o da ultimo e più diffuso sulla cogenerazione per massimizzare l’efficienza. “Aver puntato in anticipo su questi due elementi – ha sottolineato il presidente Iias – ha permesso ai surgelati di arrivare a vivere il momento difficile che stiamo attraversando assorbendolo in modo meno traumatico rispetto ad altri comparti”. Del resto la voce energia è una delle più importante fonti di costo nei bilanci dell’industria dei surgelati e per questo “le aziende sono costantemente impegnate a migliorare le prestazioni con due approcci paralleli e integrati: riduzione dei consumi e uso di energia meno impattante”, si legge nel report dal quale emerge che “il settore si stima consumi in un anno circa 476.000 megawattora di energia elettrica e 474.000 megawattora di energia termica, che corrispondono a circa 1,04 MWh complessivi per ogni tonnellata prodotta. Il 30-40% dei consumi di energia è imputabile alla produzione; il 40-50% alla surgelazione; il restante20-30% allo stoccaggio. Gli investimenti delle aziende hanno consentito di ridurre questi consumi di circa il 2% in 3 anni. Parallelamente, le emissioni derivanti dai consumi di energia degli stabilimenti di surgelati sono pari a circa 314.000 tonnellate di CO2 equivalente all’anno, ovvero 344 chili per ogni tonnellata prodotta; valore che ha subito una riduzione del 10% nell’ultimo triennio”.

Per quanto riguarda i consumi idrici ogni anno, l’utilizzo medio complessivo di acqua negli stabilimenti produttivi di surgelati è di circa 7,1 milioni di metri cubi, pari a circa 7.800 litri per ogni tonnellata prodotta. La maggiore attenzione ai prelievi e un maggior grado di riutilizzo hanno permesso una riduzione nel triennio di circa il 4%. In questa direzione vanno “le tecniche di lavaggio in controcorrente: negli stabilimenti – ha spiegato Donegani – gli ortaggi vengono sottoposti a diversi lavaggi in sequenza con un’acqua che (sempre depurata e potabilizzata dopo i prelievi da pozzo) viene usata in controcorrente, in maniera cioè che sia massimamente pulita nell’ultima vasca, per il lavaggio finale, e riutilizzata per i lavaggi iniziali”.

Esiste poi un altro fronte su cui i surgelati possono rivelarsi sostenibili. E questo riguarda soprattutto l’ultimo anello della catena, quello dei consumi, che siano domestici o della ristorazione. “Gran parte dell’impatto ambientale del surgelato attiene al consumatore – ha sottolineato Marino – a cui spetta un attento utilizzo dei prodotti per ridurlo oltre a una conservazione attenta”. In questo senso un primo aspetto, è la riduzione degli sprechi a cui è naturalmente incline il cibo surgelato: “In Italia – ha detto Donegani – soltanto il 2,5% dei quasi 1,8 milioni di tonnellate di cibo sprecati ogni anno proviene dai surgelati”. E questo non solo perchè vengono utilizzati prodotti imperfetti esteticamente, benchè sani da un punto di vista nutrizionale, ma anche perchè l’adozione di processi tecnologici come la tecnica IQF – Individually quick forzen consente di surgelare i cibi individualmente rendendo possibile lo scongelamento solo della porzione desiderata. C’è poi un altro tema che potrebbe ridurre ulteriormente gli sprechi e riguarda l’informazione in etichetta sul termine minimo di conservazione, ovvero la data entro cui preferibilmente andrebbe consumato il prodotto che non è la data di scadenza. “Volendo essere estremi – ha detto a tal proposito Donegani – un surgelato, surgelato bene, non scade mai. E in effetti c’è una incapacità nel leggere la differenza tra Tmc e data di scadenza e noi ci sforziamo di promuovere l’idea che è un termine oltre il quale il prodotto rimane sicuramente commestibile. Oltretutto con la surgelazione ci sono reazioni chimiche che procedono lentissimamente, per cui ci stiamo molto battendo a livello di comunicazione diretta ai consumatori in questo senso”.

Infine il packaging. “La confezione è elemento fondamentale per il trasporto del cibo – ha fatto presente Marino – e la plastica potrebbe essere un materiale che dà un vantaggio importante. Il packaging è un elemento fondamentale per garantire la catena del freddo e avere un prodotto sicuro sano, la cosa importante è smaltirlo nel modo più corretto possibile”.

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