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Isole Pacifico contro Tokyo su rilascio acqua contaminata Fukushima

“La nostra gente continua a soffrire impatto dei test nucleari”

Roma, 19 gen. (askanews) – Le isole del Pacifico hanno espresso la loro contrarietà ai piani giapponesi di rilasciare acqua contaminata dalla centrale di Fukushima-1, teatro dal 2011 del peggiore disastro nucleare dopo quello di Chernobyl del 1986, nell’oceano.

Una settimana fa il Giappone ha dichiarato che il rilascio delle acque, che a suo parere presentano livelli bassi di contaminazione dopo essere state sottoposte a filtraggio per rimuovere gli isotopi radioattivi, inizierà a partire dalla primavera-estate, dopo che sarà consegnato un rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Ma le isole del Pacifico sono contrarie all’ipotesi.

“La storia ci insegna che non possiamo attendere quattro decenni per fare valutazioni, e il Giappone ha indicato che il rilascio continuerà per un quarantennio. Invece noi dobbiamo conoscere e comprendere tutti i termini di ogni azione che potenzialmente abbiano un grande impatto sulla nostra regione”, ha affermato il segretario del Pacific Islands Forum Henry Puna aprendo un seminario dedicato proprio alla vicenda di Fukushima. “In particolare – ha continuato – noi dobbiamo prevenire azioni che ci portino – anche per errore – verso un altro grave disastro di contaminazione nucleare per mano di altri”.

Puna ha anche affermato che “la nostra gente continua a sopportare su base quotidiana gli impatti a lungo termine dei test nucleari, quindi conosciamo le conseguenze intergenerazionali delle scorie radioattive” e quindi “potete comprendere le nostre preoccupazioni rispetto al programmato rilascio da parte del Giappone”.

Gli Stati uniti hanno usano negli anni ’40 e ’40 del secolo scorso le Isole del Pacifico e le Isole Marshall come sede dei loro test per gli ordigni nucleari, provocando danni duraturi alla salute dlele popolazioni e all’ambiente. Come se non bastasse, negli anni tra il 1966 e il 1996 la Francia ha condotto test di detonazione atomica nell’atollo di Mururoa, che fa parte dei suoi territori nel Pacifico.

Secondo Puna, mancano “adeguati e accurati dati scientifici che supportino l’asserzione del Giappone rispetto alla sicurezza” di questa operazione. E quindi l’invito è di “esaminare da vicino se gli attuali stadard di sicurezza internazionali siano adeguati a gestire il caso senza precedenti che coinvolge un ampio volume di acque di scarico da reattori nucleare danneggiati”.

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