Milano, 21 nov. (askanews) – Una produzione quantitativamente simile a quella dell’anno scorso e una qualità complessiva di ottimo livello. Sono assolutamente positivi i primi riscontri che il Consorzio di Tutela Etna Doc sta sta raccogliendo dai produttori sparsi sui quattro versanti del vulcano a qualche settimana dalla conclusione della vendemmia. Le operazioni di raccolta sono iniziate con un anticipo di circa una settimana rispetto alla normalità, anche se in alcuni areali hanno raggiunto anche i 15 giorni. La vendemmia etnea ha preso il via ufficialmente tra la fine di agosto e l’inizio di settembre con le uve che vanno a comporre le basi per gli spumanti, ed è poi proseguita, da Nord a Sud, sino alla fine di ottobre, confermando il suo lungo percorso e la sua conclusione tra le ultime in Italia.

“È stata un’annata che, a causa delle importanti e frequenti ondate di calore e della siccità che abbiamo registrato all’inizio dell’estate, aveva destato più di qualche preoccupazione, ma che poi ha riservato un finale di stagione perfetto, consentendo ai produttori di portare in cantina uve dal potenziale qualitativo ottimale e in perfetto stato dal punto di vista fitosanitario” ha commentato il presidente del Consorzio, Francesco Cambria, malgrado le diverse condizioni climatiche, la presenza di terreni originatisi con colate laviche differenti, la posizione dei vigneti ad altitudini molto variabili e l’età delle piante, creino in questo territorio un mosaico difficile da catalogare in modo omogeneo.

“Nonostante questa situazione certamente molto frammentata – ha aggiunto Cambria – tutte le prime testimonianze ci stanno restituendo un quadro molto positivo, sia per le varietà a bacca bianca che rossa: acidità e maturità non mancano e tutto lascia presagire a futuri vini che potranno sfidare il tempo”.

Dopo un inverno generoso dal punto di vista delle piogge, la primavera di quest’anno, lungo un po’ tutto il comprensorio dell’Etna è stata particolarmente asciutta, caratterizzata da scarse precipitazioni da marzo sino a maggio. All’inizio dell’estate, poi, l’innalzamento delle temperature e il clima particolarmente siccitoso ha messo in allarme i viticoltori, sebbene nel complesso le piante abbiano goduto di un ottimo sviluppo vegetativo che ha portato ad uno stato sanitario ottimale delle uve. “L’arrivo delle piogge ad agosto è stato sicuramente decisivo e ha determinato una situazione molto favorevole nelle ultime determinanti fasi di crescita dei grappoli” precisa il direttore del Consorzio, Maurizio Lunetta, sottolineando che “queste precipitazioni, infatti, hanno fornito una sorta di refrigerio alle piante e hanno permesso alle uve di raggiungere una ottimale maturazione tecnologica, aromatica e soprattutto fenolica”.