Milano, 18 nov. (askanews) – “Secondo chi sta sperimentando la carne sintetica per l’immissione sul mercato, innanzitutto americano, ma presto europeo e mondiale, è il cibo del futuro. Lo sarebbe per il suo valore etico, visto che eviterebbe la macellazione di animali, ma anche ambientale, perché consentirebbe di fare a meno degli allevamenti. Etica e ambiente ne accompagnano la narrazione ma a ben guardare sembra più l’affare del futuro per un bel po’ di gruppi finanziari e multinazionali”. Lo ha affermato la presidente di Slow Food Italia, Barbara Nappini, commentando il via libera della “Food and drug administration” negli Stati Uniti ad una startup che intende vendere pollo prodotto in laboratorio a partire da vere cellule animali coltivate all’interno di bioreattori.

“Il rischio evidente è che il cibo, diventato una commodity, una merce di scambio sui grandi mercati internazionali come tante altre, diventi oggetto di una deriva tecnologica che lo priva di qualunque significato culturale, del legame con i territori e con le comunità che ci vivono, con i loro saperi e tradizioni” ha aggiunto, ricordando che sotto il profilo ambientale l’impatto della carne sintetica è tutt’altro che indifferente, per via dei grandi consumi energetici dei bioreattori necessari alla sua produzione. “Un dato importante, ma non sufficientemente rilevato – precisa Slow Food – è che i prodotti a base di carne coltivata sono iperprocessati, contengono coloranti, aromatizzanti, addensanti, necessari per conferire loro la forma di hamburger o crocchetta, per dare consistenza e sapore di carne. La carne è sviluppata grazie a ormoni e lieviti ogm – si evidenzia – come del resto i sostituti della carne a base vegetale, già sul mercato anche in Italia”.

“Secondo Slow Food il futuro di una produzione alimentare buona, pulita e giusta per tutti è nella scelta più consapevole delle proteine da portare in tavola” ricorda Nappini, ribadendo che “dobbiamo ridurre i consumi di carne e privilegiare, in alternativa alle carni da allevamenti industriali, prodotti di aziende sostenibili dove gli animali sono allevati con rispetto”. “La riduzione nel consumo di carne può essere compensata con legumi da coltivazioni che rispettano la terra – continua la presidente – e non con la soia proveniente da altri continenti, frutto di monocolture che impoveriscono e avvelenano comunità e territori. Non c’è bisogno di altri sostituti altamente processati”

Il movimento fondato da Carlo Petrini, aggiunge che “tra i finanziatori del settore, alcuni sono le stesse multinazionali responsabili dei danni prodotti dal sistema agroalimentare e zootecnico negli ultimi decenni”, aggiungendo che nella ricerca “sulla carne in vitro ci sono ad esempio anche Cargill e Tyson Foods”.

Nei giorni scorsi il ministro dell’Agricoltura, Francesco
Lollobrigida, si è ripetutamente scagliato contro il cibo sintetico, assicurando che non arriverà nel nostro Paese.