“Incompatibile con una strategia di digitalizzazione delle imprese italiane, con un impatto particolarmente rilevante sulle PMI”
L’impossibilità di includere le soluzioni software basate su cloud nel nuovo iperammortamento 4.0 sembra “inadeguata a una strategia di digitalizzazione delle aziende italiane, colpendo in modo significativo le piccole e medie imprese, le quali, per gran parte, utilizzano i modelli as-a-service come il principale mezzo per accedere al software e ai servizi digitali”.
A dichiararlo è Anitec-Assinform, l’associazione italiana dedicata al digitale che fa parte di Confindustria, la quale aveva già messo in evidenza come il cambiamento nelle modalità di adozione del software e dei servizi digitali, sempre più inclini verso i modelli as-a-service, costituisca un aspetto cruciale nei processi d’innovazione aziendale.
Le informazioni emerse indicano che, con l’attuale formulazione, le soluzioni software basate su cloud fornite in modalità as-a-service, che prevedono abbonamenti e non spese deducibili, sarebbero escluse dal campo di applicazione dell’incentivo.
Una decisione che riduce notevolmente l’Allegato B: nel documento ‘Il Digitale in Italia 2025’ viene evidenziato che i modelli as-a-service costituiscono oggi circa l’80% del mercato cloud, il che dimostra che escludere i costi SaaS significa escludere la modalità predominante attraverso cui le imprese adottano software e servizi digitali.
Inoltre, l’associazione sottolinea che si tratta di un cambiamento radicale rispetto alla struttura già consolidata dei fondi 4.0 dal 2019 fino a oggi. La Legge di Bilancio 2019 aveva già menzionato esplicitamente l’inclusione delle spese per abbonamenti a soluzioni di cloud computing tra i beni agevolabili; la Legge di Bilancio 2020 aveva confermato lo stesso principio.
L’attuale formulazione del decreto attuativo “vanifica quanto di buono era stato costruito con quegli aggiornamenti, riportando quasi la struttura dello strumento ai parametri del 2016, quando il mercato cloud era ancora poco rilevante. Questa è una scelta difficile da capire sia dal punto di vista tecnologico che strategico. Si afferma costantemente che tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e la cybersecurity sono fondamentali per il Paese – eppure si esclude dal campo di applicazione dell’incentivo il metodo con cui tali tecnologie vengono perlopiù fornite sul mercato. Per un panorama produttivo costituito per gran parte da piccole e medie imprese, per le quali il modello a canone è spesso l’unico modo sostenibile per accedere a software avanzato, il risultato è uno strumento poco in linea con le modalità attraverso cui le imprese effettuano i loro investimenti digitali”.
In aggiunta, si sottolinea che le preoccupazioni riguardanti l’impatto sul bilancio pubblico “non sono facilmente giustificabili: storicamente, la categoria ‘beni immateriali 4.0’ ha rappresentato poco più dell’1% del totale dei fondi concessi per questa iniziativa. Di conseguenza, le previsioni relative alla potenziale inclusione dell’as-a-service si rivelano trascurabili rispetto all’ampio spettro dell’incentivo, a fronte di un notevole beneficio potenziale per la competitività del settore produttivo”.
Attualmente, il Decreto Fiscale è oggetto di discussione al Senato, dove sono stati presentati emendamenti per ripristinare il metodo di fornitura a canone dei beni immateriali. “Le imprese necessitano di strumenti che siano in linea con l’evoluzione del mercato per pianificare gli investimenti in innovazione”, ha affermato il presidente di Anitec-Assinform, Massimo Dal Checco.
“Le soluzioni as-a-service sono attualmente essenziali nei processi di digitalizzazione: escluderle dall’iperammortamento rende lo strumento inefficace proprio in un settore in cui il mercato ha già progredito. Gli emendamenti al DL Fiscale che ripristinano l’agevolazione per i canoni SaaS rappresentano l’ultima opportunità per apportare una correzione: speriamo che il Parlamento colga questa chance”, ha concluso il presidente di Anitec-Assinform
Ciro Di Pietro

